queste settimane

cerchi che si chiudono, e altri che si aprono

Mi dimentico spesso che, quando nel petto sento un groviglio, l’unico modo per togliermelo di dosso sia quello di scriverne. Ma alle volte il groviglio si fa grande nel petto e mi stronca il respiro. Così, ora, provo a dirvi che abbracciare l’ignoto con entusiasmo è un vizio, ma anche un privilegio.

Una di quelle cose che ti capitano solo se cammini senza seguire le indicazioni, sperando che le tue ambizioni non ti facciano fuori. Poi un lunedì ti alzi e indossi una camicia. E non sai ancora se sia una condanna o un traguardo.

Il disincanto mi tiene in allerta. Penso sia il retaggio di quando i miei non litigavano per qualche giorno e io mi illudevo che saremmo stati finalmente felici.

Ho lavorato tanto per convivere con le tre versioni temporali di me, che fanno a botte e si supportano. Di certo non mi lasciano mai, e le loro voci si aggrovigliano fino a farmi trattenere il fiato. Proteggo l’equilibrio dei miei pensieri, finché la malasorte non mi fotte mettendo in pericolo chi amo. L’impotenza esplode e rade al suolo.

In queste settimane non avevo voglia di scrivere di cosa succede nel mondo. Non avevo voglia di prendere in mano l’agenda e riempirla di nuove scadenza. Avevo voglia, svergognatamente, di lasciare andare il tempo.

Non ho ancora una meta, ma ci sono persone che non posso smettere di amare con un’intensità che è un vizio, ma anche un privilegio. Persone che, anche in una stanza senza finestre, sanno essere il mio sole.

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