CORRUZIONE, FILLER, CICALE: ESTATE ITALIANA.

Milano è sotto assedio. La bomba doveva esplodere nel periodo più caldo dell’anno, quando la città è deserta e tutti sono in vacanza. Ma voglio dire: chissenefrega di Milano e dell’ennesimo scandalo di corruzione italiana. Non tanto perché non sia rilevante, ma perché… si può davvero chiamare “scandalo”? La corruzione non è forse la regola?

A me di come è stata costruita City Life, e di chi ha rilasciato i permessi, non me ne può fregare di meno. Tanto più se riguarda la città più grigia e frenetica d’Italia. Tanto più se riguarda appartamenti che si compra la gente sponsorizzando creme online per diciotto marchi diversi in un anno, salvo poi andare al Bar Botox (ve lo giuro, esiste) a farsi le punturine. Perché le creme, ok, ma non hanno il potere della Madonna di Medjugorje di trasformare la geometria di un viso.

Sembra che ora stia proprio facendo qualcosa che si chiama “spread hating”, diffondere odio. E sembra una cosa sbagliata, come se odiare fosse un sentimento negativo. Eppure mi sa che è connaturato all’essere umana, anzi esageriamo con l’onestà: è il motore della storia. Allora tanto vale che diffondo a gran voce l’odio che piace a me. Che ammetto: sì, odio Milano.

Esiste l’odio giusto?

Se devo dirla tutta, odio chi vive truffando il prossimo. Odio Milano e me la rido per quel che sta succedendo. Odio Milano perché vende un sogno veramente umiliante: sveglia, lavora, di più, no ancora di più, ancora un po’ di più, e poi tutto ti verrà ripagato. Devi guadagnarti tutto: il rispetto, il lavoro, lo status sociale. Devi subire, subire ancora, così un giorno potrai infierire.

L’unica persona che può sopravvivere a Milano è uno squalo. Quel tipo di tipo che si sfrega le mani mentre pensa come fregare il prossimo. Stessa parola praticamente, con la “s” che fa da prefisso negativo, come fortuna e sfortuna, contento e scontento, fregare e sfregare. Il gesto è quello lì, le fattezze camaleontiche: può sponsorizzare prodotti per bebè online o fare l’ingegner passacarte al comune con il completo Loro Piana. Io spero solo di non essere un pesce.

Per chi si fosse perso: a Milano è successo che quei grattacieli son sorti con un giro importante di abusi edilizi, corruzione, conflitti di interessi. Ci sono circa 75 indagati, ed è uscito anche il nome del sindaco Sala (tecnicamente coperto da segreto) per un giro da miliardi di euro. Ora moltissimi cantieri sono bloccati, e le persone coinvolte hanno fondato un comitato di protesta: “Famiglie sospese – vie in attesa”.

Boh, che nome triste. Molto milanese. Gente disperata, appesa alla speranza di avere il proprio posto nel grattacelo più vicino al paradiso, praticamente un appartamento con dirimpettai papa Francesco e Martin Luther King.

Ma ripeto: per quanto sia sicuramente una situazione spiacevole per chi non è complice, è l’ennesima disavventura sciagurata di una città che muove tanti soldi, tanta polvere (di tutti i tipi), e tanta fuffa. Milano è come una tipa col filler. Pare nessuno la sapesse, che scoperta.

Mentre il mondo esplode – letteralmente – si va al mare. Questa è l’estate sgraziata. E mentre si mangia l’anguria con il sottofondo delle cicale, non si pensa a nulla. Ma non pensa a nulla nemmeno il nostro Parlamento, che anche quest’estate si è dimenticato che in carcere si muore. Che il caldo è straziante. Tipo che ti strapperesti di dosso la pelle. Insomma, un bel modo di intendere la “rieducazione del condannato”, che pare più una vera e propria propaganda di istigazione a delinquere, a liberare i propri istinti più animaleschi ed efferati: il calore della passioni.

Cerco di dipingere di rosso questo tratto di narrazione, perché è il colore della rabbia. Della mia, della loro. Di chi crede che le persone siano persone,

e vorrebbe un mondo migliore.

Ma forse son solo cretina io a non vedere ooooltre, magari rendere l’esperienza carceraria così vicina all’inferno è un mezzo per far passare la voglia ai chicchessia di delinquere. Ti fai un’estate dentro e poi vedi come ci ripensi due volte. Insomma, una forma di deterrenza.

Di deterrenza molto però si è parlato, e prosegue il disegno di legge che inserisce il femminicidio nel codice penale come reato a sé stante, distinto dall’omicidio, e che punisce chi cagioni la morte di una donna “commettendo il fatto con atti di discriminazione o di odio verso la vittima in quanto donna, ovvero qualora il fatto sia volto a reprimere l’esercizio dei diritti, delle libertà, ovvero della personalità della donna.”

È una vittoria? Non è una sconfitta, mettiamola così.

Purtroppo, è scientificamente dimostrato, dalle statistiche, che un reato specifico con una pena come l’ergastolo non è un deterrente efficace. Può essere una dolceamara soddisfazione per chi resta e otterrà giustizia (salvo poi dire che l’ergastolo è stato già comminato in molti casi).

Vorrei non doverlo dire, ma pochi ne stanno parlando e i motivi son politici. È un tema, il femminicidio, che sta a cuore a persone che parlano di lotte intersezionali contro la discriminazione di genere – e altre definizioni talmente specifiche da essere omnicomprensive di qualsiasi categoria umana – e che insomma, non vanno molto a braccetto con l’attuale forza di governo. È un tema che riguarda tutti, pensavo.  Ed ecco poi confondere nei salotti la prevenzione, concetto diverso da deterrenza e concetto diverso ancora da giustizia. Temi di cui dovremmo occuparci tutti, pensavo. Un tema di tutti diventa un tema di pochi, un tema politico e non si è mai soddisfatti, perché quel che viene fatto non sembra mai abbastanza. E devo dirvi la verità: non sarà mai abbastanza.

Perché dire che ogni essere umano merita rispetto è come predicare un messaggio divino che si avvererà solo con la venuta di un messia. ((Mi sa che questa l’ho rubata, recitava tipo “ama il tuo prossimo come ami te stesso”)). E dire che qualcosa è “sistemico” è come dire che sei povero. Un povero comunista avrebbe detto Berlusconi.

E se c’è qualcosa che mi fa incazzare è questa dietrologia del “ognuno ha ciò che si merita”. Quello di morire di caldo in carcere. Lei, d’essere stata ammazzata perché l’ha tradito. E quel terzo, di rimanere senza casa a Milano.

Allora, se ognuno ha quel che si merita, dichiaro guerra al mondo intero.

E tu che leggi, meriti pure di essere infelice. Tanto che il mondo sta esplodendo, si muore di fame, si muore sotto le bombe, a che ti serve diffondere messaggi d’amore per il prossimo? Divoralo il prossimo, sopravvivi. Perché tanto è estate, nessuno ha tempo di soffrire. Nel caldo si muore, nel silenzio pure.

 “Scusa sto in vacanza, se ne riparla in autunno” è la segreteria tipo di un magistrato. Chiudono pure i tribunali ad agosto e sapete che siamo gli unici in Europa? Non c’è spazio per la giustizia nel calendario dell’estate italiana. Figuriamoci nelle nostre tavole piene di frutti di terra e di mare.

In tutto questo chiasso fragoroso me ne vado a lavorare prima di pubblicare questo pubblico flusso di lamentele.

Trovo pace solo quando mi immergo nell’acqua alta e si ovattano tutti i suoni, cambia la temperatura, al tatto non c’è materia. Tuffo e immersione. Essere sommersi come essere coperti completamente dall’acqua. E non sommersi dal male. Abbandonarsi fino a inabissarsi. Sprofondare. La coscienza va in letargo, finché il freddo ostile non la richiamerà ad emergere. La morte non è andata in vacanza.

Lascia un commento