Sembra sempre tutto una tragedia. Poi sembra tutto una commedia. E alla fine, inevitabilmente, è una giornata tragicomica come le altre.
Nessuno scherzo della natura poteva farmi arrabbiare di più: Otta decide di partorire appena imbocco l’autostrada direzione Bologna. Senza aria condizionata. Con un incidente qualche chilometro più avanti. E con il mio ragazzo felice come un bambino perché stavamo andando a un concerto che aspettava da mesi.
Nella galassia infinita delle possibilità, Otta ha scelto — o meglio, hanno scelto loro — proprio quel giorno. Il primo e unico in cui decidiamo di allontanarci da Trieste. Facendo piombare casa di mia madre in un caos generale che manco Trump.

Vorrei non cominciasse tutto con questa chiamata di mia madre “il primo cucciolo è nato, ma non se n’è accorto nessuno. Lei lo teneva sotto una copertina… È morto.” Segue chiamata del “abbiamo provato a fare di tutto”.
Ed è lì che mi si rovescia addosso tutto: il mal d’auto, il caldo, la stra maledetta Pianura Padana, i camion che sorpassano in autostrada, il mal di vivere. La rabbia tutta.
La colpa? Solo mia, che me ne stavo incastrata tra un concerto e un travaglio. Tra panico e senso di colpa stavo per esplodere.
E qui entra gioco la fortuna, perchè diversamente non può chiamarsi il fatto che l’unica abilità trasversale presente in famiglia – partendo da mia nonna fino a mamma e papà – è quella di far nascere cani. Peccato solo che tra loro non si parlino più circa dal mio di parto.
Mentre mio fratello più piccolo e mia madre stavano seduti in giardino fissando la cagna con le contrazioni ho pensato che forse era arrivato il momento delle presentazioni. Ma mi hanno battuta sul tempo. Perché se c’è una cosa che unisce due ex-genitori è essere incazzati col figlio. E si sono ritrovati lì, imbastarditi, uniti nel tentativo di far filare tutto liscio. Così, mentre io ero bloccata sull’A4, i miei fratelli conoscevano mio padre per la prima volta. (Ditemi che non devo specificare che sono miei fratellastri.) Una di queste settimane mia madre conoscerà mia sorella.
Spazio romantico finito, perché anche se stavano tutti là con la voglia di far andare tutto per il meglio Otta non si decideva a far uscire più cuccioli. Quindi brevemente la situazione precipita perchè passate diverse ore potrebbe stare male lei. Papà dice di chiamare il veterinario a domicilio mentre parlo con la ragazza alla reception e mi sento mancare.
Minuti interminabili dopo mi è arrivato un video disgustoso di mio padre che apre una placenta con le mani. Una melma marrone esce fuori, avvolgendo un topolino scuro. E lui, fiero: “Ti perdi il miracolo della vita per un concerto.” Un uomo che sa toccarla sempre molto piano.
Il miracolo è stato che non abbia vomitato dal nervoso dal disgusto dalla paura dal senso di colpa dall’ansia e dal sollievo.
Erano le 19 ed era nato il secondo, con tanto di foto con tre spitrz di mamma, papà e fratello. (Foto per me da incorniciare.)
Ore 00.46 ultimo nato: l’ottavo. Decisamente Ottavio figlio di Otta.
Noi invece stavamo in macchina bloccati per la maggior parte del tempo. Chiusi nei nostri silenzi, uno il silenzio di Naza che è veramente il silenzio impenetrabile e inespressivo, l’altro il mio, che significa pianti, singhiozzi, agitazione sul sedile e brevi esclamazioni colorite di meraviglia e stupore.
Siamo fatti così che a guardarci non sai mai se ci è morto il cane o siamo diventati milionari. Arrivati in stanza m’ha abbracciata. Che è il nostro modo di comunicare da quando mi ha insegnato che non si può sempre “cercare di dire la cosa giusta”.
C’erano tutti, tranne me
Non so spiegare cosa si prova a perdere qualcosa che si vorrebbe tantissimo.
(Sicuramente Naza non saprebbe: il concerto l’ha visto. (hihi scusa))
E forse scrivo tutto questo solo per gridare che c’ero anche io, anche se non è vero.
E nella tragedia, la vera commedia è rendersi conto che i miei non ci sono mai stati per me — o meglio, sì, ma mai insieme.
Mai insieme prima di questo giorno.
E questo per me fa calare il sipario sul miracolo della vita.



P.S. Se ve lo stavate chiedendo: stavamo a sentire i De La Soul. Naza era talmente felice che gli ho visto i denti.
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