“Morte accidentale di un anarchico” di Dario Fo

Sto attraversando un periodo in cui, se leggo una cazzata, mi incazzo. Ho bisogno di ossigeno puro. Di qualcosa che mi lasci senza parole e mi riempia di intuizioni. Trovato.

Questo spettacolo, andato in scena all’inizio degli anni ’70, sceglie il tragicomico, il grottesco e l’assurdo per raccontare – almeno in parte – la storia del nostro Paese. L’immenso Dario Fo si ispira alla vicenda di Giuseppe Pinelli e ad altri casi simili di omicidi mascherati da presunti suicidi, avvenuti tra commissariati e caserme. Storie di gente che si buttava dalle finestre.

Non è solo una satira sagace: è un pezzo di storia italiana poco conosciuto dalle nostre generazioni. Gli anni di piombo, la cosiddetta strategia della tensione, gli anarchici, le trame oscure attorno alla loggia P2… tutto questo ci riguarda e ci precede. A modo suo, questo libriccino ci consente di guardare dentro uno spaccato di quegli anni, lasciando spazio a riflessioni profonde su polizia, magistratura, media e tensioni popolari.

La trama ruota attorno a un efferato scambio di battute tra un “matto” che irrompe in una caserma, dove di recente è morto un anarchico “volato” giù da una finestra. Il matto si finge giudice revisore e interroga direttamente le guardie sull’accaduto. Con apparente ingenuità, ma lucida coscienza, mostra loro come sarebbe opportuno ammettere gli eccessi, giustificandoli sempre “a fin di bene”.

MATTO Voi li credete anarchici, comunisti, potere operaio, sindacalisti... no, in verità si tratta solo di poveri ammalati depressi, ipocondriaci, malinconici, che si son camuffati da rivoluzionari pur di essere interrogati da voi... e farsi finalmente quattro belle risate sane! Farsi un po' di buon sangue, insomma!

QUESTORE lo direi che lei ora, signor giudice, più che prenderci in giro, ci sta addirittura sfottendo!

MATTO Per carità, non me lo permetterei mai...

COMMISSARIO Eppure glielo giuro che quella sera, con l'anarchico, noi si scherzava!

La violenza che regna sovrana tra le mura dello Stato: uno scappellotto per far parlare, prove inventate per far confessare, minacce alternate alla figura dell’agente buono, un altro scappellotto – forse uno di troppo – e poi il “suicidio” dalla finestra della sala interrogatori, aperta in piena notte d’inverno. L’anarchico viene trovato a terra morto, massacrato di botte. Un testimone dice che non ha nemmeno messo le mani avanti per proteggersi nella caduta. Forse era già morto.

Man mano che il dialogo procede, il racconto delle guardie si fa sempre meno credibile e l’ipocrisia viene a galla. Il giudice-matto incalzante promette di scrivere tutto “a loro favore”. L’arrivo sulla scena di una giornalista e del questore amplia la prospettiva, toccando il rapporto tra scandali, media e opinione pubblica.

QUESTORE Ma no! Sarebbe come dire che lo scandalo è il concime della socialdemocrazia!

MATTO Giusto! L'ha detto! Lo scandalo è il concime della socialdemocrazia! Dirò di piú: lo scandalo è il miglior antidoto al peggior veleno, che è la presa di coscienza del popolo: se il popolo prende coscienza siamo fregati! Infatti l'America, che è un paese veramente socialdemocratico, ha mai messo censure per quello che riguarda le stragi fatte dagli americani in Vietnam? Anzi: su tutti i quotidiani sono venute fuori fotografie di donne sgozzate, bambini massacrati, villaggi distrutti.

Stilisticamente, Dario Fo utilizza la lingua italiana come strumento di comicità a favore di una commedia degli equivoci, ma anche per ribaltare i ruoli tra accusa e difesa. La sua bravura sta nell’andare oltre: trasformare l’equivoco lessicale in un atto di denuncia.

Per me, è uno di quei testi che sono come una boccata d’aria mentre si sente di annegare in un’Italia che ancora oggi fatica a fare i conti con la propria storia e con la propria narrazione. Un libro estremamente contemporaneo, di formazione e controinformazione, che non mette in scena la tragedia per creare scandalo, perché lo scandalo – per Fo – è solo un mezzo. Il mezzo attraverso cui il popolo si illude di vivere libero in una democrazia.

Gli abusi di potere ci sono, e ci saranno sempre:

Vede, al cittadino medio non interessa che le porcherie scompaiano… no, a lui basta che vengano denunciate, che scoppi lo scandalo e che se ne possa parlare... Per lui quella è la vera libertà e il migliore dei mondi, alleluia!”.

ed eccolo qua il genio a dire dello stesso sentimento del lettore. AMEN.

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